ANEMGI-ONLUS  Associazione per la NeUroGastroenterologia e la Motilità Gastrointestinale 
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MRGE - Approccio Clinico Print E-mail

Approccio Clinico: Diagnostico-Terapeutico

CONCETTI CHIAVE

 


 

 

La presentazione clinica determina i tempi e la scelta
    • Dell’approccio diagnostico
    • Della terapia

Valutazione dei sintomi 

 Nei pazienti con sintomi tipici

    • La pirosi è il più frequente sintomo di MRGE ed identifica la presenza di MRGE in oltre il 75% dei pazienti
    • La pirosi in assenza di lesioni endoscopiche di esofagite è diagnostico di MRGE
Nei pazienti con sintomi atipici
    • Sintomi dispeptici (localizzati alla parte e superiore dell’addome) possono essere causati dal reflusso GE
    • Sintomi atipici (esofagei, non esofagei, respiratori, dispeptici) possono ritenersi causati da reflusso GE se recedono con la soppressione farmacologica dell’acido gastrico.
Approccio iniziale diagnostico-terapeutico in funzione della presentazione clinica
    • Sintomi tipici lievi, occasionali o di recente comparsa, senza fattori di allarme: educazione del paziente, rassicurazione, norme su abitudini di vita, dietetiche e posturali.
    • Sintomi tipici lievi, continui, senza fattori di allarme: educazione del paziente, rassicurazione, norme su abitudini di vita, dietetiche e posturali, terapia medica.
    • Sintomi tipici severi (almeno 2 episodi/settimana) da più di tre mesi, ovvero storia di recidive alla sospensione di farmaci per MRGE: esofagogastroduodenoscopia
    • Disfagia/odinofagia, o sintomi dispeptici, o fattori di allarme: esofagogastroduodenoscopia
    • Sintomi atipici episodici (ad es.: dolore toracico) frequenti: pHmanometria esofagea delle 24 ore
    • Sintomi atipici episodici infrequenti o continui (ad es.: tosse, disfonia): test all'omeprazolo

 

Il riscontro di sintomi tipici, lievi o saltuari o stagionali o di recente comparsa, in pazienti che non presentano evidenti fattori di allarme, autorizza ad instaurare una terapia medica di breve termine senza necessità di eseguire indagini diagnostiche, considerando l'elevata probabilità che, in questa situazione, la MRGE sia priva di complicanze esofagitiche. Nel caso in cui si abbiano sintomi tipici, di notevole severità o continui e presenti da lungo tempo, è consigliabile eseguire un'indagine esofagogastroduodenoscopica (EGDS) per valutare l'eventuale presenza di danno esofagitico prima di impostare il trattamento.

 

Fattori di allarme

  • Età superiore ai 55 anni
  • Perdita di peso
  • Anemia
  • Disfagia
  • Sintomi dispeptici
  • Emorragia (ematemesi, melena)

 

Nei casi in cui sia presente disfagia, accompagnata o meno da altri disturbi tipici o atipici di MRGE, ovvero dolore epigastrico non accompagnato da sintomi tipici, è consigliabile un esame EGDS per escludere lesioni organiche. Nei casi in cui il paziente riferisca dolore toracico simil-anginoso, le indagini mirate alla diagnosi di alterazione esofagea saranno indicate dopo l'esclusione di disturbi cardiaci così come, in caso di disturbi della fonazione o respiratori siano state escluse cause riferibili alla laringe e all'apparato respiratorio.

Il riscontro di esofagite endoscopica in pazienti con sintomi atipici è di per sé sufficiente per ritenere che il reflusso gastroesofageo giochi un ruolo rilevante nella genesi dei disturbi ed è comunque un'indicazione al trattamento per malattia da reflusso gastroesofageo. La mancanza di lesioni esofagitiche all'endoscopia, in pazienti con sintomi atipici, pone invece la necessità di ricercare se esista reflusso gastroesofageo patologico e di verificare se esso abbia una qualche relazione con la sintomatologia riferita dal paziente.

Per verificare questa evenienza si hanno a disposizioni due modalità diagnostiche. La prima è quella di eseguire una pH-metria delle 24 ore per valutare se si abbia reflusso gastroesofageo patologico e se i disturbi atipici del paziente abbiano una relazione temporale con il reflusso. Questo approccio diagnostico è consigliabile in presenza di sintomi atipici che abbiano una buona probabilità di presentarsi durante lo studio pH-metrico. I sintomi che sono più adatti ad essere ricercati nell'ambito di uno studio pH-metrico delle 24 ore sono quelli che si presentano in maniera intermittente, ma prevedibile o perchè frequenti o perche elicitabili con stimoli noti. La seconda (omeprazole test) (35-40) consiste nel verificare se i sintomi scompaiono con l'impiego di alti dosaggi (2-3 volte la dose standard) di inibitori di pompa protonica per un periodo di 20-40 giorni.

Questo approccio diagnostico è consigliabile in presenza di sintomi atipici la cui comparsa non è prevedibile nel tempo o la cui presenza è continua (ad esempio la tosse o la disfonia).